Reintrodotto il fattore di aggiustamento “anticiclico” per ancorare la valuta cinese
Il 24 agosto la People’s Bank of China (PBOC) ha annunciato che le banche cinesi hanno reintrodotto il fattore di aggiustamento anticiclico (CCA) nella quotazione media ufficiale dello yuan cinese (CNY) nel corso di questo mese. Si tratta della seconda misura presa dalle autorità di Pechino dopo l’adozione, il 3 agosto, di un coefficiente di riserva obbligatoria del 20% sulle posizioni a termine in valuta estera. Secondo la PBOC, tali provvedimenti mirano a mitigare le pressioni al ribasso sul renminbi derivanti dal clima di sfiducia congiunturale causato dal vigore del dollaro statunitense e dai continui attriti commerciali.
Cos’è il fattore “anticiclico”
Il fattore di aggiustamento anticiclico (CCA) è stato introdotto per la prima volta nel maggio 2017 quale terzo fattore in aggiunta al paniere di indici valutari ponderati per l’interscambio e al tasso spot di chiusura delle ore 16:30 del giorno di negoziazione precedente nel processo di definizione della quotazione media ufficiale. Tramite questo ulteriore fattore le autorità si proponevano di scoraggiare le scommesse a senso unico sullo yuan e i conseguenti deflussi di capitali.
La prima introduzione del CCA nel maggio 2017, in una fase di debolezza del CNY che quotava a circa 6,9 nei confronti del dollaro USA, ha fermato la tendenza al deprezzamento ed è stata seguita da un continuo rafforzamento della divisa cinese nei confronti di un paniere di valute. In quell’occasione anche l’S&P Cina 500 Index ha ripreso a salire (come mostra la Figura 1). Tale fattore è stato sospeso nel gennaio 2018 al venir meno delle pressioni al deprezzamento.
Segnale a sostegno dello yuan
L’annuncio è stato interpretato come un segnale della PBOC, che non vede di buon occhio un ulteriore indebolimento dello yuan per via dei deflussi di capitali che ciò potrebbe provocare.
Il 27 agosto la valuta cinese ha toccato i massimi delle ultime 2,5 settimane nei confronti dell’USD, arrestando il crollo iniziato a metà giugno che aveva messo in allarme i mercati globali. L’S&P Cina 500 Index ha seguito nuovamente la tendenza come indicato nella Figura 1.
Alcuni operatori di mercato ipotizzano che le autorità cinesi abbiano fissato una soglia di “7-3” per la stabilità monetaria, in base alla quale il cambio dollaro/yuan non dovrebbe scendere sotto quota 7 (o 6,9) e le riserve valutarie non dovrebbero diminuire al di sotto di 3 trilioni (3.000 miliardi) di USD.
Tuttavia, nel lungo periodo, il tasso di cambio della seconda economia mondiale dipenderà dal rendimento atteso e dal premio al rischio sull’investimento.
Figura 1: La valuta della Cina ha evidenziato una relazione positiva con l’andamento delle azioni cinesi

Fonte: Bloomberg, dal 31 dicembre 2016 al 28 agosto 2018. Non è possibile investire direttamente in un indice.
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e il valore di qualsiasi investimento può subire variazioni negative.
Se gli investitori ritengono che l’intervento della PBOC potrebbe sortire l’effetto desiderato, la performance dei titoli azionari cinesi potrebbe diventare più interessante.
Fonti
Xinhuanet http://www.xinhuanet.com/2018-08/28/c_1123338472.htm